I Lavagnettisti – Banality Kills

Carlito’s Way

I Lavagnettisti
Banality Kills

Ce l’ho anch’io una lavagnetta, purtroppo digitale, perché quella col pennarello per l’elenco della spesa non la trovo più, e quella di mio figlio dove segna gli esami che deve fare non oso toccarla, non vorrei mai che la spugna gli facesse dimenticare un esame.
Sono belli i Lavagnettisti, belli perché usano uno strumento antico per comunicare digitalmente.
Solo che sulla lavagnetta ci sta poco testo scritto a manina, quindi scrivono cose semplici, elementari, come ai tempi in cui le usavamo per la spesa.
Però loro non sono mica semplici, scrivono concetti complessi a manina, e questo fa impazzire i likers.
Entusiasti di leggere cose del tipo “ti auguro di essere affiancato ogni giorno da persone che credono in te ogni giorno” (ah no?, e se pensassi che potesse valere la pena che tu credessi nelle persone che dovrebbero credere il te ogni giorno?); no, aspetta, questo è troppo complicato, non esageriamo, sulla lavagnetta non ci sta mica tutta questa roba.
Oppure “a nessuno interessa la tua storia finchè non vinci!”. In hoc signo vinces, si sa. Poi magari il giorno dopo ti dicono che è nelle sconfitte che s’impara a vincere. Ma fa niente, chi ci pensa mai alla connessione di senso, basta la connessione digitale.
E come mai “le aziende perdono collaboratori di talento perché hanno dei manager che non sanno dargli il valore che si meritano?” Caspita, aspetta che mi ritiro in meditation per rifletterci sopra.
Poveri manager da lavagnetta, che figura!
E che dire del “quando promuovi le persone sbagliate perdi quelle migliori?”. Questa è troppo complessa, richiede un’elaborazione di livello superiore.
“Non valutare le persone in base al tempo che passano in azienda, bensì sugli obiettivi raggiunti!”; e, naturalmente, stay tuned!.
“La preparazione è fondamentale! Investire tempo e sforzi nell’essere ben preparati ti equipaggia per affrontare con sicurezza le sfide”. Ma no! Ma dai! Ma pensa! M’illumino d’intenso.
I Micioni top voice da tastiera fanno le fusa e dicono cose semplici, pezzi isolati di ragionamento complesso che semplificano tutto, senza arrivare mai all’essenza delle cose, vogliono fusa in cambio di fusa, una fusione tra banalità prêt-à-porter e likes, realizzate non su misura ma venduti in taglie standard, pronti per l’uso immediato, poi ciascun liker ci mette il suo accessorio preferito, et voilà, abbiamo realizzato un pezzo identitario, facile e a poco prezzo, alla portata di tutti, quindi pure “democratico”.
Stronzate camuffate da pensiero luxury, insomma.
Attenzione, se gli rispondi in un modo che non gli piace diventano tigri, o ti bannano come un leone si sbrana una gazzellina, soprattutto quelli che dicono di essere “gentili”.
Chi si ribella o si permette un semplice appunto è travolto, sbranato dai seguaci delle Sette dei Micioni.
Eppure… eppure le banalità che leggiamo ogni giorno sui social uccidono il ragionamento complesso e anestetizzano i sentimenti che porterebbero al desiderio di volersi confrontare nella realtà complessa delle cose. Non c’è nessuna realtà organizzativa realmente trattabile in quelle lavagnette.
Cari Micioni e Micione, godetevi il momento, durerà a lungo, per vostre fortuna e lustro.
Per il resto, “chi si ribella è perduto”.
Fate voi, dotiamoci di lavagnette e fumettiamo la realtà.
O qualcuno dice anche no? Poveri illusi.

Aspettate che anche Carlito fa il botto, una citazione, ma no, ma dai…
“Apri gli occhi e guardati intorno, è solo un’illusione, illusione, potrebbe essere che sia solo un’illusione? Riflettermi in tutta questa confusione? Potrebbe essere quello, è solo un’illusione, adesso? Rimettermi in tutta questa confusione? E’ solo un’illusione, adesso? Non sono mai sicuro esattamente di cosa troverò… qui solo per un momento e poi te ne vai…”
(Just an Illusion, Immagination, 1982)