Un Cane – Viaggio a Timbuctù

Carlito’s Way

Un Cane
Viaggio a Timbuctù

Pare che la storia sia iniziata circa 15.000 anni fa, ai tempi in cui alcuni lupi più mansueti di altri si avvicinarono in cerca di cibo agli accampamenti dei nostri nomadi antenati e alcuni di quelli, più mansueti di altri, glielo concessero, iniziando così quel percorso di “addomesticamento” che ci ha portato fino qui, a far sì che molti di noi ne abbiano, e ne abbiano avuto, uno o più di uno in propria compagnia.
15.000 anni, una Storia fantastica, che attraversa storie di amore e crudeltà, come sempre è accaduto tra esseri viventi.
Fino ad ora Carlito, che non è un etologo e quindi eviterà di addentrarsi in territori non suoi, ne ha avuti tre, due non ci sono più, uno è ancora qui; iniziando a conoscerli in età adulta, perché ai tempi di Carlito bambino i genitori non ne volevano proprio sapere, nessun animale era ammesso, e l’dea di averne uno scomparve a lungo dai radar.
Poi un giorno, all’aeroporto di Sydney vidi un beagle-poliziotto con la pettorina “Sheriff”“ (un cane sceriffo!) che faceva il suo lavoro con una postura e un atteggiamento che esprimevano nobiltà e concentrazione, e si vedeva che l’agente a cui era assegnato ne era orgoglioso e innamorato: me ne innamorai anche io, osservandolo a lungo nella lunga attesa dell’immigration, e decisi che da allora sarebbe iniziata la mia esperienza con un cane, a partire dalla mia totale inesperienza, sperando nell’aiuto di qualche antenato.
Quando un cane entra nella tua vita prevalgono la tenerezza, la curiosità e l’allegria, senza tanti fronzoli l’essenza è questa.
Poi arrivano l’attaccamento profondo, la cura, l’intimità dei gesti e delle parole che si imparano insieme, e la scoperta sconvolgente dell’amore incondizionato; lo scambio continuo e gratuito di empatia che non si prova con nessun altro essere vivente, mi piacerebbe parlare con Giacomo Rizzolatti, ma lo terrò per me ed eviterò accuratamente di farlo, mi manderebbe a quel paese, spero non a Timbuctù.
Quando si avvicina la fine si rafforzano i sentimenti di cura e di attaccamento, e subentra il preludio del lutto, del dover accettare quel vuoto che sai essere inevitabile, ma che ti porterà un profondo senso di assenza.
E poi, ogni cane accompagna una stagione differente della tua vita, è un’esperienza diversa che segna il tuo tempo, nella maniera più intima.
La perdita del mio primo cane, Cook, è stata devastante (sì lo so, non è originale, ma così fu) non riuscivo a farmene una ragione, un dolore che non avevo mai conosciuto, non mi vergogno a dirlo, nemmeno per un umano: non di più o di meno, semplicemente diverso, ed ancora oggi non saprei descriverlo con parole degne e prive di retorica che, come si sa, detesto – così come detestavo chi mi diceva “è solo un cane, ne prenderai un altro e passerà”. Certo, certo.
Qualche giorno fa ho perduto Lux, la piccola, la mia “amata cagnolina”, anche qui nulla di diverso per chi ha una cagnolina, una canina, come dicono in Toscana, dove l’avevo vista sotto un cespuglio, minuscola, con uno sguardo che mi diceva “dai, prendimi con te”.
Lei però alla fine soffriva, e quello sguardo di allora è diventato “ti prego, aiutami, finiamola qui”.
E lì l’inesperto Carlito ha imparato ancora qualcosa di diverso, ha approfondito il senso di compassione (“cum-patior”, provare sentimenti insieme). La conoscevo già, ma non nei confronti di un cane, non così intensamente. Lei soffriva, e la sua sofferenza l’ho sentita in me. E ho pensato che un giorno vorrei che qualcuno avesse lo stesso sentimento, lo stesso riguardo, per me. Per questo è un dolore ancora diverso, più accettabile, perché è frutto di esperienza compassionevole che cresce nella mia vita, senza sapere in anticipo dove mi porterà, ma rimane il fatto che lei mi ha insegnato questo, me lo ha fatto vivere nel momento.
Quindi non la ricorderò dicendo quanto era bella, dolce, docile, educata, quanto mi manca, ecc. ecc.
Lo farò con le parole irrituali di Paul Auster, che in Timbuctù – un magnifico romanzo dove è il cane che da protagonista racconta la perdita del “padrone” e non viceversa, come di solito leggiamo, leggetelo – racconta “la filosofia del cane”: “tutto quello che non puoi mangiare o scopare, è meglio pisciarci sopra”.
In fin dei conti eri così, schietta, diretta e senza fronzoli.
Buon viaggio a Timbuctù, Lux.