Carlito’s Way
Gentrylezza
Appunti sulla gentrificazione delle gentilezza
Avanza il Movimento della Gentilezza, non mi stupirei affatto se qualcuno si autocertificasse il ruolo di CKO, Chief of Kindness Operations, un ruolo che susciterebbe, in primis per me, una grande e sincera curiosità, per non parlare della speranza. Magari è pure un suggerimento per un nuovo job title, servitevene se vi piace, MyCKO se lo vuoi come coach, o YourCko se lo vuoi come temporary gentleman o gentlewoman, che funziona meglio per la comunicazione, e spinge alla grande verso una nuova idea di sostenibilità, più allargata rispetto alle prospettive attuali. Osservo con curiosità e buone intenzioni questo fenomeno dilagante (sui social, s’intende).
Davvero, non ironizzo: chi, ditemi chi, chi, non vorrebbe più gentilezza, esserne circondato ed ammantato? Un po’ più di amorevolezza, garbo, rispetto, nobiltà d’animo intorno a sé e per sé? La gentilezza è una qualità umana incontestabile, che quando sì manifesta illumina le nostre esistenze, quasi le sorprende al punto tale che per alcuni diventa perfino fastidiosa, quasi un segno di debolezza. Invece sappiamo tutti che per essere veramente gentili occorrono gradi forza e determinazione, occorre non scambiarla mai per passività ed arrendevolezza, con gentilezza si possono affrontare situazioni umanamente complicatissime.
Serotonina e ossitocina a gogò per tutti.
La gentilezza non è una soft skill (per il momento, ma ci stiamo arrivando, bisognerà pur distinguersi), né un atto episodico di buona disposizione d’animo, è un moto permanente dell’animo, ancora lontanissimo dall’essere brandizzato o essere ingabbiato in qualche facile decalogo di buone kindness practicies. Non è limitabile ad alcune persone che ti stanno più a cuore di altre, ma una benevolenza universale che si estende a tutto, una distrazione benevola, permanente e pervasiva, da ciò che accade e circonda, non è porgere l’altra guancia, ma metterci la faccia per tutta la vita. Almeno da un certo momento in poi, ma ne parliamo dopo.
Carlito, lo confesso, ha fatto e sta facendo uno sforzo enorme per la gentilezza, una battaglia con istinti da dominare che ancora oggi non sempre riesce pienamente a controllare, non mi vergogno a dirlo, perché la gentilezza include l’accettazione della sofferenza e un prodigioso allenamento all’accettazione non passiva dell’ingiustizia, non è cosa da poco, molti di voi potranno capirmi. Dopo 25 anni di meditazione nascosta a chiunque e d’ingresso nella pratica ufficiale della Mindfulenss, vi assicuro che la pratica di Metta (chi non sa di cosa si tratti la cerchi sul web, ci sono un sacco di cose, ma ricordi che è una pratica, non solo un’esperienza cognitiva) , ossia di benevolenza amorevole e compassionevole nei confronti di me stesso, degli altri, e di tutto l’universo allargato che mi circonda, è stata la più difficile da accettare e quella che più di ogni altra pratica mi sta restituendo qualcosa di potente, e che ancora non ho imparato del tutto a vivere, a volte mi è ancora difficile.
Anche per questo il Movimento della Gentilezza mi incuriosisce molto, e mi ha portato a pormi alcune domande (non solo ora, alcune me le sono poste da tempo, molto tempo).
Quante persone veramente gentili ho avuto il privilegio d’incontrare nella mia vita? E chi mi ha trasmesso questo privilegio insegnandomi ad essere più gentile e generoso, chi mi ha veramente condotto verso una forma umilmente accettabile di nobiltà d’animo, e quante volte, e quando, ci sono riuscito combattendo le forze interiori che a volte me lo hanno impedito? Le conta sulle dita di due mani, e mi considero fortunato.
Hanno mai dichiarato la presunzione di essere gentili? No, mai, le persone veramente gentili e nobili d’animo non hanno mai avuto il bisogno di “dichiarare” la loro gentilezza, lo sono state e lo sono e basta, e per questo per me sono dei punti di riferimento inamovibili, non importa se ci sono ancora o se ci sono stati, o non ci sono più.
Hanno mai cercato di “vendermi” gentilezza per qualche fine di loro utilità? No, mai, in nessun modo.
Hanno mai cercato di accostare la gentilezza a forme di ’”eleganza” da country club? No, mai, non ne avevano né lo stile né il bisogno.
Si può “imparare” la gentilezza? Sì, si può, ma se non lo sei di natura (e ti costerà molto in molte occasioni, perché chi non lo è se ne rende conto e spesso la mistifica e la dileggia) richiederà un percorso lungo e difficile di consapevolezza, quella vera, non quella da social.
Chi si dichiara “gentile” o “esperto/a di gentilezza” che gioco sta giocando? Chi lo è non ha bisogno dirlo, ne sono convinto.
Si può “vendere” gentilezza? Sì certo, ci si può provare ed anche avere successo, ma se stai perculando ti sgamiamo in fretta, fidati.
Chi si propone come “gentile”, lo è veramente? Non è esplorabile fino alla prova dei fatti, l’integrità si mostra con continuità nel tempo e nelle cose, non con dei post “gentilmente” postati.
RImane il fatto che vorrei tanto che la corsa al “management gentile” risultasse una maratona per la quale ci si è duramente allenati, e non uno sprint nel quale esercitarsi, ma rimane il fatto che se devo trovare un momento in cui vedo poca gentilezza nelle relazioni, nel management, nelle organizzazioni in generale, questo è quel momento. Sarà per questo che il Movimento della Gentilezza si manifesta con cotanta forza ed energia. Se è autentico e sincero, andiamo avanti.
Ma, per favore, non vendetela. La Gentilezza autentica non è in vendita, e lo sappiamo tutti, qualunque cosa si dica o scriva. Non si traduce in decaloghi et similia, semmai chi desidera farlo lo dica chiaramente e si proponga come CKO certificato dai fatti, è meglio e più “amorevole” per tutti.
Per questo amiamo la pulsione autentica verso la gentilezza; “gentili”, vorrei incontrarvi e conoscervi, ma non sui social, non ditelo troppo che siete gentili, perché sa di muffa e fuffa, e la “gentrificazione” della gentilezza sa tanto di commercializzazione di nobiltà d’animo non credibile, basta guardarsi intorno.
Che questa missione sia nobile, almeno questa.
La Gentilezza è un superpotere, usiamolo bene, per favore e gentilezza.
