La Grande Onda di Kanagawa, una delle “Trentasei vedute del monte Fuji” che Katsushika Hokusai realizzò nel 1830 , che rappresenta un’onda stimata in circa 10 metri alle prime luci del’alba, è un’opera molto importante per Carlito, che ama le onde come poche altre cose.
Da anni mi occupo di organizzazione, ne ho viste per lavoro poco più di 500 in trent’anni, e non ne posso più della retorica metafora dell’incertezza: l’incertezza è sempre esistita, a volte in forme anche più drammatiche di quelle che viviamo ora; se fossi andato a dire ai miei nonni – ragazzi del 99 ed entrambi Cavalieri di Vittorio Veneto sopravvissuti alla grande guerra – che un giorno mi sarei occupato d’incertezza e che mi avrebbero pure pagato nel farlo, mi avrebbero preso a sberle, più realisticamente ad amorevoli calci nel culo.
Eppure non c’è un libro, un convegno, un webinar, che non inizi con qualcuno che dice “siamo nell’era dell’incertezza”. Vi prego, abbiamo capito. detesto l’acronimo VUCA (Vulnerability, Uncertain, Complex, Ambiguity), che caratterizza il linguaggio della nostra epoca, proprio non lo reggo, sembra un lassativo esistenziale per evitare di farsela sotto, o dentro. Sono trent’anni che, come libero professionista, vivo nell’incertezza, del lavoro, del reddito, dei diritti, che devo far valere il mio valore giorno per giorno: “vali quanto la tua ultima esibizione”, come dicevano i jazzisti negli anni 20. Non se ne può più di gente super garantita che parla dell’incertezza dall’alto delle proprie certezze, di gente che non si cala lo stipendio abbassandolo agli altri. Andate affann-VUCA. L’incertezza indica una natura imprecisa e contraddittoria di una dato conoscitivo che quindi genera dubbi e perplessità, ha a che fare quindi con le competenze, con il fatto di sapere o meno in una situazione imprevedibile. E i VUCA-teacher ci vogliono insegnare come prevedere l’incertezza, come comportarsi in essa, vogliono raccontarci come andrà a finire l’onda dimenticando che l’opera ha il Fuji come elemento stabile e centrale, la nostra essenza.
La verità, se guardiamo il mondo delle organizzazioni, è che, mentre fino a qualche decennio fa c’era più casino fuori di quanto accadeva, oggi l’incertezza ha porte aperte dentro le organizzazioni che, cresciute con la cultura del controllo e della programmazione e del risultato nel breve periodo, si trovano a disagio, ed è per questo molte organizzazioni hanno un pensiero conservatore ed ambizioni innovatrici, mentre vivono nell’illusione di innovare nella conservazione. E’ l’Onda che costringe ad innovare, e se pesiamo di pescare a vita nello stesso modo in acque tranquille, è pura illusione. Ma pochi vedono le barche dei pescatori che affrontano di prua la grande onda. Pochi lo sanno fare.
L’incertezza ha a che fare con l’alea, con le cause misteriose degli avvenimento umani, e il mistero e il caso sono intollerabili organizzazioni, per la maggior parte di esse.Le altre non lo ammetteranno mai: amano la retorica dell’onda, ma poi vanno di poppa. Carlito vola sull’onda da sempre, e non s’illude di come andrà a finire.
Accettiamo quindi la poetica dell’onda dell’incertezza senza volerla piegare al nostro illusorio volere, perchè tanto non sappiamo come andrà a finire, anche se Hokusai ci dice come affrontarla: di petto, con la prua.
Spazzerei via la retorica VUCA con Il Canto di Un Pastore Errante dell’Asia di Leopardi.
Forse s’avess’io l’ale
da volar su le nubi
e noverar le stelle ad una ad una
o come il tuono errar di giogo in giogo,
più felice sarei, dolce mia greggia,
più felice sarei, candida luna.
O forse erra dal vero,
mirando all’altrui sorte, il mio pensiero:
forse in qual forma, in quale
stato che sia, dentro covile o cuna,
è funesto a chi nasce il dì natale.
Chi considera “pessimista” Il Canto di Leopardi non potrà mai comprendere l’Onda di Hokusai: il pastore errante sa che nell’errore sta lo stupore della scoperta, nella grandezza del desiderio, nella paura e nella certezza di sbagliare, e nella più grande delle possibilità generate dall’incertezza: la Speranza.
Chi si considera una Stella Fissa vive nella presunzione di essere fuori dall’Onda e non avrà mai la leadership di guidare il suo equipaggio nell’affrontare l’Onda: si metterà in salvo e poi parlerà di VUCA ai pochi sopravvissuti.
Carlito non sta con voi, si trova su una barche.
