Memoriale del Convento – la ricerca della Volontà

Josè Saramago ha pubblicato questo romanzo nel 1982, ed io l’ho letto moltissimi anni fa, non ricordo esattamente quando, ma non troppo tempo dopo la sua uscita in Italia, e da allora quella narrazione non mi ha mai più abbandonato, ancora oggi la considero una delle più belle storie che abbia mai letto, ancora mi commuove. E’ un romanzo storico e una storia d’amore, ma non la solita storia d’amore. E’ un libro durissimo, quasi senza punteggiatura del primo Saramago, difficile da leggere, perchè questo doveva rappresentare: ka fatica di cistruire e di arrivare in fondo.
La Storia dice che nel 1711 Giovanni V sovrano del Portogallo decise di far costruire un convento sulle colline di Mafra, un ex voto per la nascita di sua figlia. La costruzione di questa imponente e spettacolare chiesa-monastero richiese 29 anni, ed impegnò migliaia e  migliaia di uomini e donne, tra i più poveri e reietti, in un’epoca di dominio dell’Inquisizione, di fanatismo religioso e di aspirazioni del potere assoluto di pochi sulla moltitudine umana.
E’ qui che s’incontrano Baltazar e Blimunda, ed è qui che inizia la loro storia d’amore, durante un auto-da-fè voluto dall’Inquisizione. Baltazar viene “reclutato” tra la manovalanza per la costruzione del Convento di Mafra, e coinvolto nel sogno di un prete visionario brasiliano (realmente esistito e morto pazzo a Madrid), che ha in mente di costruire una macchina per volare. Blimunda ha un potere stregonesco: riesce a vedere dentro il corpo delle persone sofferenti e, prima che esse muoiano, si appropria della loro “volontà”.
La macchina per volare ha bisogno di un carburante, che sarà la forza di volontà che Blimunda ha raccolto: è la volontà degli umani sofferenti che farà volare questa macchina, e sarà Baltazar a salirci sopra e a farla volare. La macchina volerà, ma Baltazar si perderà nei cieli e non riuscirà a farla tornare indietro. E così Blimunda passerà il resto della sua vita a cercare Baltazar per città, villaggi, in qualunque luogo, ed invecchierà così, considerata e trattata come una pazza. Il finale, struggente per la sua potenza simbolica e sconvolgente come idea letteraria, non ve lo racconto.
L’amore è scambio di volontà, in qualunque tempo e in qualunque luogo.
Blimunda e Baltazar sono due personaggi letterari immensi, e sono diventati “amici culturali” di Carlito, quelli che sai che non esistono se non dentro di te, a volte ti mancano e tuttavia spesso li incontri nei tuoi viaggi interiori, perchè hai bisogno di loro, ti ascoltano ed hanno sempre qualcosa da dirti. Quelli che quando hai finito un libro ti chiedi “adesso come faccio senza di loro?”.