Carlito’s Way
Odi et Armo
Il “Diritto all’Odio” del Generale Folgorato: un testo breve
Il testo è breve (sennò non lo leggete), ciò nonostante devo fare un paio di altrettanto brevi premesse.
La prima: non la butterò in politica, perché non serve qui ed inoltre lo fanno tutti, oramai ogni forma di pensiero viene attribuita automaticamente ad una qualche forma di pensiero politico con il quale schierarsi e/o si viene schierati, e questo toglie libertà al pensiero e all’espressione, fatto che è già odioso in sé.
La seconda: confesso che non ho letto il libro del Generale Folgorato, e non lo leggerò, mi appello al decalogo di Daniel Pennac, ed in particolare ai diritti: 1 – il diritto di non leggere (quello che non ti va); 8 – il diritto al “bovarismo”; 10 – il diritto di spizzicare.
D’altro canto oggi è possibile “spizzicare” dai social, per cui mi basta quello che ho spizzicato, e mi basta quello che ho letto; d’altro canto il Folgorato ha “rivendicato” (un altro verbo mainstream, del quale parleremo prima o poi in altra sede), e ampiamente, tutto ciò che ha auto-pubblicato (ciò implica che ci tiene molto), qundi ha la sua piena libertà di espressione, una delle cose a cui i non-odianti credono di più. Quindi, così sia.
Ciò che mi ha fatto riflettere è l’orgogliosa rivendicazione del “Diritto all’Odio” e su questo sì, mi viene da dire qualcosa.
Basta farsi un giro veloce sui social per comprendere cosa c’è nell’odio: allontanamento, disprezzo, ripugnanza, ostilità, rifiuto, ed altri sentimenti ed atteggiamenti che stanno lì, in quel mood. Dove c’è odio, ci può essere anche amore? Certo che sì, è fin troppo facile pensare al Carme 85 del poeta Gaio (!) Valerio Catullo, “Odi et Amo”: e Catullo aveva intuito qualcosa di grande, perché molti secoli dopo la neurobiologia ha dimostrato che l’odio e l’amore hanno entrambi sede nella corteccia frontale del cervello.
Quindi grandi odiatori possono vivere anche intensi sentimenti d’amore (poi bisogna vedere caso per caso dove, verso e come indirizzano tali sentimenti ambivalenti, e con quale peso specifico della propria storia soggettiva).
Allora mi sono chiesto: ma tu, Carlito, hai mai odiato? La risposta è sì, ho odiato: ho provato, raramente devo dire, sentimenti di odio temporaneo, anche intensi, verso singole persone che mi hanno ferito, messo in pericolo, fatto del male. Quando mi sono fermato? Quando mi sono accorto che l’odio è ruminante e spalanca le porte al rancore, uno dei peggiori sentimenti possibili, perché ti fa restare attaccato al passato negativo, lo risposta nel presente e lo proietta nel futuro. Una cosa terribile, ci ho messo tempo a liberarmene, un giorno vi dirò come, al momento non serve, non è un saggio di self-compassion.
Però va detto che l’“odio” non ha un destino assoluto, ha diverse forme d’intensità, si può odiare una persona che ti ha fatto del male (e, ripeto, bisogna venirne fuori, anche facendosi aiutare, se si è in grado di capire di avere bisogno di aiuto), ma si può “odiare” anche un libro, un esame universitario, e tante altre cose, che poi semplicemente passano (è augurabile).
Se però l’odio viene rivendicato come un “diritto” e si rivolge una comunità di persone che esprimono o manifestano delle “diversità” rispetto al tuo pensiero, allora si sale di livello, perché l’odio può essere traumatizzante per quelle comunità, può esacerbarsi, allargarsi, enfatizzarsi e generare danni incalcolabili.
La Storia è piena di episodi di odio etnico, razziale, religioso, antropologico, e via così, che hanno portato intere generazioni a vivere traumi indicibili, con enormi ripercussioni sulla propria vita e sulla propria salute, e credo di non dover aggiungere altro.
Sì, una cosa la devo aggiungere: le comunità odiate tendono a a coalizzarsi e difendersi e a creare dei “nemici naturali”, e il trauma è intergenerazionale, quindi produce affetti a lungo, a volte a lunghissimo termine. L’odio permane e si rigenera, e nelle seconde e terze generazioni di “odiati”, si fa sentire ancora di più.
Quindi il “diritto all’odio” è una rivendicazione che porta in due direzioni: è distruttivo (sempre) ed autodistruttivo: l’odio non può che portare altro odio, dentro e fuori dal sé.
Ed è proprio per questo che il “Folgorato” non cambierà mai idea, resterà amorevolmente ed orgogliosamente convinto del suo pensiero, resterà in quella sua “bolla d’odio” ampia e generativa, tant’è che raccoglie accoliti, e ne raccoglierà ancora. Naturalmente ora si appellerà alla “gogna mediatica” (e ci mancherebbe), poi tutto svanirà in una bolla di sapone mediatica, che però avrà un effetto simile al buco nell’ozono, influenzerà le vite e il pensiero di altre persone, e contribuirà al “riscaldamento sociale”.
Un ultimo gentile appello, a tutti coloro che si professano e di presentano come “paladini della gentilezza”: è vero che la gentilezza è una caratteristica della personalità mentre l’odio e l’amore sono sentimenti, quindi sono cose diverse, è anche vero che la gentilezza non dovrebbe aver bisogno di essere “venduta”, ma agita in silenzio (anche di questo ne parleremo), ma in nome della gentilezza che proclamate, per carità, dite qualcosa anche voi, perchè il passo successivo, quello che trasforma la gentilezza da proclama ad azione, è la “compassione”, non quella pietistica, ma quella che trasforma la gentilezza in un sentimento di partecipazione alle sofferenze altrui, che può permettere agli odiati il “Diritto al Sollievo”.
p.s.: Carlito ha fatto il militare sotto l’egida della Folgore, non nei parà, bensì nella fanteria: non è stato divertente.
