Carlito’s Way
SinnerMakia
Il Bandwagon Effect di Giovanni il Peccatore
Giovanni Peccatore, Jannick Sinner, ha fatto una gran cosa – più di una in realtà – con un ultimo colpo violento e secco (slam), ceffonando colpi in rimonta ha vinto uno Slam, e chi rimonta quando sembrava perduto piace, piace sempre. Ha vinto anche una Coppa Davis (con i suoi compagni) dopo 47 anni, mica nel dolente Cile ai tempi di Pinochet, bensì nella opulenta Australia, nella meravigliosa Melbourne, su campi calpestati da grandi campioni come te, ma prima. Prima di te.
Un giovane combattente, quello che sta nel significato di Makia.
Ah, per capire meglio, qualche giornalista di sport ma non sportivo solo qualche mese fa sulla oramai illeggibile Rosea (quanto manca a Carlito la vecchia rosea con cappuccino e brioche) gli ha fatto un mazzo così perché aveva detto che non andava alla Davis. Ok!
Ma, nomen omen, è un peccatore.
Non va a Sanremo (risponde in tre sole righe a un pippone del conduttore di turno, pure auto-portatore di un nomen di un certo pregio nella storia della musica), non ama i social, si dice che non sia condizionato dalle mode ma ha un dress code impeccabile e una borsa Gucci personalizzata che fa impazzire i sold-out addicted, ha i capelli rossi e quindi immediatamente diviene una “volpe rossa” (rwed fox, ah no?), è italiano multilingue e saluta i suoi genitori in tedesco, profuma meravigliosamente di “apolidismo” (neologismo), sa di “bravo ragazzo”, insomma è fantastico, ma soprattutto è un campione, forse un fuoriclasse, di quelli che “ne nascono” una volta ogni tanto, forse, in una generazione.
Ma un peccatore, si sa, pecca, anche se non vuole.
Ha scatenato un putiferio social, tutti a scrivere meraviglie sul Grande Campione e, come leggete, nessuno è escluso, anche io sono qui, ci sonio cascato pure io.
Un enorme BANDWAGON EFFECT, tutti sul carro del vincitore, ma non tutti allo stesso modo, un bias collettivo di rara potenza, migliaia di post dappertutto.
Ma sul carro del vincitore ci sono differenze, tra coloro che ne fanno un meccanismo di IDENTIFICAZIONE, e tra quelli che si creano da soli un’occasione di APPROPRIAZIONE.
Identificarsi in un fuoriclasse, in un “eroe” è normale, è un fenomeno sempre esistito, è bello celebrare un’impresa ringraziandone il protagonista e immaginando una proiezione di sé, è un atto onirico e utopico, è così che le gesta degli “eroi” rimangono nella memoria individuale e collettiva; e lo Sport in questo, insieme con poche altre arti umane, è inaguagliabile.
Appropriarsi delle caratteristiche dell’eroe, invece, è tutt’altra cosa; coach, presunti tali, counselor, medium, attivisti dell’autocelebrazione, venditori di skills, e via cosi, commentano l’impresa di Giovanni il Peccatore come se fossero stati loro a dirgli come fare; loro spiegano come ha fatto Jannick a vincere lo Slam, a mollare colpi-ceffone, a risorgere dopo due set, come se fossero stati loro ad allenarlo per anni, a farlo crescere e ad acquisire tutte quelle meravigliose abilità mentali e fisiche che lo hanno portato a fare quello che è riuscito a fare, ora, hic et nunc, la schiera degli ad-hoc è scatenata. Loro non si accontentano di essere contenti di un successo sul quale non hanno avuto alcun tipo di effetto, ma devono farti sapere che “loro sanno come ha fatto”, e che potrebbero insegnarlo a chiunque. Si vogliono vendere tramite un successo sul quale no hanno avuto nessun impatto, ma loro sanno come si fa.
E così la carrozza del vincitore diventa un carrozzone di sbavamenti auto-referenziali, quando nessuno di noi era nel suo team, nessuno di noi lo ha allenato, nessuno di noi era a bordo campo.
Caro Jannick, a me hai “solo” dato una bella gioia, è stato bello, vai avanti così, tanto sai già che la tua strada sarà irta di successi e di momenti difficili, fai solo attenzione al carrozzone degli esperti che cercheranno di appropriarsi di contenuti e qualità che tu hai e che deciderai, nel bene e nel male, come gestire.
Non a te, ma a ai fenomeni e fenomene del carrozzone, pur non essendo mai stato un sorcino, lascio queste parole che non leggerai mai, ma forse avrai ascoltato, oppure ascolterai:
“Il carrozzone va avanti da sé
Con le regine, i suoi fanti, i suoi re
[…]
Musica, gente, cantate che poi
Uno alla volta si scende anche noi
Sotto a chi tocca, in doppio petto blu
Una mattina sei sceso anche tu”.
Makia è anche un principio Zen (Huna), che ispira il fatto che l’energia va laddove si dirige l’attenzione.
Questa è la tua forza, e lo sarà, se lascerai perdere il carrozzone.
Buona fortuna, Campione.
