Solastalgia – Riscaldamento Globale con Riscaldamento Sociale

Carlito’s Way

Solastalgia Sociale
Riscaldamento Globale con Riscaldamento Sociale

La Solastalgia – da ‘solacium’ (conforto) e ‘algia’ (dolore) – è la “nostalgia del conforto”, un neologismo proposto una decina d’anni fa dal filosofo e docente di sostenibilità australiano Glenn Albrecht [1] per descrivere “un tipo di nostalgia di casa o malinconia che provi quando sei a casa e il tuo ambiente familiare sta cambiando intorno a te in modi che ritieni profondamente negativi”.[2]

Con questa espressione Albrecht introdusse l’idea di un disagio psicologico ampio, diffuso e crescente relativo alla percezione dei rischi connessi al riscaldamento globale e al cambiamento climatico in generale, in pratica un’ansia sociale generata da fenomeni climatici estremi quali alluvioni, ondate di calore, bombe d’acqua, trombe d’aria, siccità, fenomeni che sempre più ci coinvolgono e sfiorano, e nei quali siamo consapevoli che potremmo essere coinvolti; l’ansia del poter essere colpiti da qualche evento catastrofico inatteso ed incontrollabile, anche a “casa propria”, che così diviene anch’esso un luogo non sicuro.
E’quel malessere che invade quando l’ambiente che ci circonda è violato, distrutto, lasciato in stato di abbandono, un senso di impotenza che annulla le energie, porta alla percezione di perdita reale o immanente che frustra pesantemente la percezione del futuro; quell’ eco-ansia di cui tanto si parla (e che molti sbeffegiano), che diventa disagio psicologico esistenziale sostanziale.
La mia riflessione è che la condizione di Solastalgia possa uscire dall’ambito della climatologia ed essere estesa ad un ambito più ampio, quello sociale e delle relazioni umane; mataforicamente parlando, perché non ne ho le prove scientifiche, il “riscaldamento globale” riguarda non solo il clima, ma include anche il “riscaldamento sociale”.
Tutti notiamo un “nervosismo sociale” crescente: l’imperversare di guerre che si avvicinano alla “nostra casa”, la radicalizzazione delle opinioni e degli schieramenti, la politicizzazione di ogni manifestazione di espressione, il senso di possesso sulle cose e sulle persone, l’odio crescente sui social e la stessa rivendicazione diffusa del “diritto all’odio”, la violenza tra adulti, adolescenti, in famiglia e di genere, l’infotainment invasivo e i talk show (anche radiofonici) che incitano al “tutti contro tutti”, il venire meno del rispetto della “parola data” e anche scritta,  per non parlare dell’uso volgarizzato (non nel senso vernacolare) delle parole e dei linguaggi, ma anche più semplicemente l’abbassamento progressivo dei livelli di tolleranza e di empatia nelle relazioni umane più ordinarie, quelle nelle quali viviamo tutti i giorni.
E anche l’ondata di contrastare questo trend con le “buone intenzioni” è mainstream connesso proprio a questi trend; la “pattuglia dei buoni” imperversa sui media, senza poter sapere se lo sono veramente nella pratica di vita quotidiana, quella pattuglia che ti restituisce affettata gentilezza se approvi quello che dice e indifferenza o risposte taglienti se esprimi un’idea diversa o critica. I “buoni” e gentili non si possono discutere, così come accade con gli haters.
Stiamo diventando più nervosi, giudicanti, intolleranti, innamorati del proprio ego, impazienti, preoccupati, e anche cattivi.
Cosa comporta la Solastalgia nel breve e lungo periodo, esiste un nesso tra la salute umana e quella dell’ecosistema?
Sintomi sia acuti che cronici, quali sentimenti di dolore, nostalgia di una serenità irrimediabilmente perduta ed irrintracciabile nel futuro, alienazione, esposizione elevata a distress, depressione, disturbi del sonno, pulsioni a mettere in discussione la stessa propria vita in casi estremi (non pochi), aumento dell’aggressività, anche in forma duratura. Se si cronicizza può portare all’indebolimento del sistema immunitario, rendendo più vulnerabili a una serie importante di disturbi fisici.
Inoltre, rende problematiche le relazioni interpersonali nelle varie espressioni, minando la coesione dei nuclei familiari e delle comunità.[3]

Ecco perché mi viene da pensare che la Solastalgia sia un concetto estensivo, non più legato solo alle questioni climatiche, che pure ne costituiscono il fulcro e l’origine, ma applicabile anche all’evoluzione che stiamo vivendo nell’ecosistema sociale.
Secondo l’ISTAT (2022) una serie di fenomeni legati all’ansia sociale interessano 2,8 milioni di italiani, con una percentuale crescente all’aumentare dell’età, che tende a cronicizzarsi (5,8% tra i 35-64 anni e 14,9% dopo il 65 anni).[4]

Per non parlare degli adolescenti che dovranno interagire da adulti nel e con il prossimo futuro: ricerche recenti (2023) mostrano che 6 su 10 avvertono ansia e pressione sociale soprattutto quando devono interagire con molte persone e sono chiamati a partecipare attivamente, e 1 su 2 ha già avuto almeno un attacco di panico.[5]

L’ansia è la risposta umana all’ambiente, se l’ambiente trasmette segnali d’inquietudine aumentano l’ansia sociale e il riscaldamento sociale.
Non esiste “LA” soluzione a questa fenomenologia epocale, così ampia e complessa, e diffido fermamente da chiunque ne proponga una unica e definitiva.
L’intero mondo della psicologia si sta interrogando come affrontare questa fase, certamente si può agire sui singoli soggetti, ma non basterà, ovviamente il trend travalica le possibilità d’intervento su ogni soggettività, è un megatrend culturale, politico ed antropologico di portate epocale, nel mondo in cui le nostre generazioni si sono trovate a vivere: speravamo tutti di essere più “sicuri” ed abbiamo vissuto nell’illusione del controllo.
Mi redo conto che ci si sente un po’ soli.
Personalmente credo nella resilienza come risposta individuale e collettiva, nel contenimento delle relazioni tossiche e nella compassione come approccio all’interpersonalità.
La cosa riguarda moltissimo anche il mondo delle organizzazioni, che sono pienamente protagoniste (in qualità di vittime e carnefici) di questa immensa e difficilmente controllabile dinamica, ma forse sta proprio qui il vulnus, la pretesa di controllare e determinare tutto e per tutti da parte di pochi a discapito dei molti.

[1] Glenn Albrecht, Solastalgia, a new concept in human health and identity, in: «Philosophy Activism Nature», 3 (2005), pp. 41-44.

[2] Glenn Albrecht, cit.

[3] Fonte: Lifegate.it

[4] Fonte: istitutodipsicopatologia.it

[5] Fonte: orizzontescuola.it