Carlito’s Way

Ho scritto questo articolo qualche mese fa, dopo la fine del lockdown primaverile del 2020, ma le cose non mi sembrano granchè cambiate, bastano due giorni di ritardo arancione/rosso e siamo ancora allo stesso punto, l’anima del Paese è lo spritz-index, e siamo nel 2021. Salute!

SPRITZ ECONOMY
Un’aperi-vision pop per la riscossa del Paese

Volete ancora partecipare alla riscossa del nostro Paese in ginocchio ma mai domo, all’ennesima prova di resilienza sociale che si sta rivelando come il vero indicatore della voglia di rinascita inter-culturale e cross-generazionale?
Allora prendete 3 parti di prosecco (quello buono), 2 parti di Aperol, spruzzate un po’ di Seltz (è più scenografico) o soda o acqua minerale gasata, aggiungete una fetta d’arancia (verificare che sia italiana), e date inizio alla rivoluzione dell’assembramento sociale. Questa è una garanzia per chi vive principalmente nel Veneto, o ci transita. Le frontiere tra regioni aprono, chiudono, riaprono e richiudono soprattutto per questo, ma naturalmente non si può dire, lo sanno bene i funzionari dei servizi segreti che hanno studiato bene la cosa: meglio focolai di spritz-revolution che una rivoluzione vera ed estesa. Se invece siete milanesi, o lombardi in genere, o vi sentite culturalmente parte di quelle parti, allora potete anche prendere ben 5 parti di prosecco (non frizzantino da spina, ma prosecco veneto di quello buono), 3 parti di Campari e due parti di acqua gassata e così vi potrete distinguere con la versione Campari Spritz, un po’ più ruvida sì, ma fichissima e perfetta per lo struscio distanziato ai Navigli.
Se invece siete gente che si sente più di confine allora potete anche dotarvi di 15 cl di prosecco (sempre quello buono e, mi raccomando italiano, anche se a qualcuno l’idea può dare fastidio, ma il Neosecco tedesco non è valido), 2 cl di sciroppo di melissa (sì lo so solo pochi privilegiati lo trovano, quindi metteteci pure il sambuco che non fate brutta figura), una spruzzatina di soda, 2 foglioline di menta e uno spicchietto di limone o (meglio ) lime, ed avrete incontrato uno dei vostri amici preferiti, Hugo.
Essendo un po’ più leggerino, ma comunque brillante, con Hugo potrete chiacchierare per ore.
Se siete di altre parti del nostro Paese in rianimazione scegliete un po’ voi quale versione vi fa sentire meglio, vi consiglio quella che più gratifica il vostro bisogno di socialità e di “normalità”.
Nel Veneto lo pagherete circa dai 4 ai 7/8 euro, Hugo in Trentino o Friuli sui 5 euro, a Milano può costare anche parecchio di più, si sa che lì sul “da bere” si va giù più pesante per tradizione e possibilità economiche.
Tutto questo salvo maggiorazioni dovute ai costi delle incessanti e ripetute operazioni di sanificazione.
Eh sì, lo Spritz è il ritorno al passato del popolo italiano che guarda al futuro, la ricetta iconica colorata dell’ #andràtuttobene di poco tempo fa, oramai sostituito dall’ ‘#andràtuttoinvacca.
Su diversi siti trovate questa definizione: “vero e proprio fenomeno di costume, è un rituale delle regioni italiane del Nord-Est: è l’aperitivo più consumato, diffuso, amato o odiato, coinvolge dalla tarda mattinata al preserale ogni generazione”.
Una definizione perfetta, c’è tutto: fenomeno di costume, rituale, fruibile quasi con regolarità circadiana e cross-generation. Cosa c’è di più pop per risvegliare un Paese che non sa da che parte girarsi, ma almeno sa cosa bere?
Aggiungerei che è facile da fare e anche tutto sommato, frugale.
A proposito, sapete che viene proprio dai Paesi così detti “frugali”, quelli che non vogliono regalare i soldi, ma darceli solo in prestito, quelli che con noi sono “cattivi”, insomma.
Deriva dal tedesco austriaco spritzen (spruzzare, che non mi sembra un verbo molto amichevole di questi tempi), un’invenzione originaria dei soldati austriaci di stanza in Italia che usavano allungare con l’acqua frizzante il loro vino troppo forte e alcolico (un po’ volgarotto, diciamolo pure), e che poi è poi è diventato il più raffinato Venetian Spritz, e così via nelle varianti di cui parlavamo. Anche Hugo nasce da quelle parti, in Alto Adige
Si sa che i “paesi frugali” non vorrebbero darci i soldi a fondo perduto perché hanno paura che li spendiamo tutti in Spritz, che li spruzziamo via così, con l’allegria da movida nevrotica che ci contraddistingue nelle nostre politiche economiche e nel costume popolare, forse hanno scoperto che è compreso nel paniere ISTAT dei beni da calmierare.
Insomma lo Spritz è allegro, colorato, accessibile, consolatorio, esibire il bicchiere nelle piazze o nei vicoli “giusti” che tornano ad essere affollati è come innalzare un trofeo che inneggia alla libertà ritrovata.
Nel periodo di lockdown più cupo sono state osservate forme di “spritz-blues”, malinconie o vere e proprie forme depressive legate all’impossibilità di andare a fare l’aperitivo, che hanno portato persone solitamente considerate ragionevoli a compiere azioni illegali, come chiudersi in macchina in 4 senza mascherina a farsi lo spritz con tanto di selfie da mandare agli amici e da pubblicare sui social, in barba alle autorità. Corre notizia che i Carabinieri abbiano inseguito runners sull’arenile con lo spritz in mano e la cannuccia, al posto del Gatorade.
Ma allora se gli italiani lo amano tanto e non possono farne senza perché non basiamo la rinascita economica sullo spritz? Tanto non abbiamo un piano, e in autunno ce ne accorgeremo; calerà l’occupazione, ma non il consumo di spritz.
Se proponessimo uno “spritz-index” al posto dello spread ci avvicineremmo di molto all’affidabilità della Germania. Draghi, ci pensi lei.
Se poi vogliamo tracciare il distanziamento sociale per evitare una seconda pandemia che ci stroncherebbe definitivamente cosa ce ne facciamo della misteriosa app “Immuni”? Basterebbe mettere per legge nei bicchieri di spritz un piccolo adesivo fosforescente e nelle notti delle movide vedremo milioni di puntini luminescenti color arancione ben distinguibili; sarebbe più divertente, piacerebbe da matti ai clienti, darebbe un tocco di magia ai luoghi affollati e di fascino all’arancione e magari farebbe aumentare il prezzo di un euro a favore dei commercianti con un bell’impulso all’economia. Basterebbe una pattuglia per guardare quanto sono distanti i puntini fosforescenti.
C’è bisogno di spritz startup per il rilancio del Paese, no?
Magari se ne accorgerebbe pure Banksi e ci farebbe su qualcosa di iconico.
Ed alle enigmatiche task force di persone influenti che avfebbero dovuto indicare la via per risorgere avremmo dovuto mettergli a disposizione una bella task force di bartender, per no parlare dei Sottosegretari, che magari gli viene qualche idea brillante in più e con quel po’ di euforia trascendente da spritz chissà mai che ce la raccontano pure?
Siamo un Paese senza idee dove si litiga su tutto, ma non sullo Spritz, allora sfruttiamo l’occasione, forse con uno spritz-party pagato dal Governo come si deve anche i “Governatori” (che sono in verità “solo” i Presidenti) delle Regioni si rilassano un attimo e si mettono d’accordo su qualcosa, tanto l’aperitivo è bipartisan.
Agli immunologi – infettivologi – virologi lasciamo scegliere se Aperol Spritz per i più possibilisti (giallo/arancione, arancione scuro rinforzato), Campari – Spritz per i più severi  (rosso) e Hugo per quelli che una volta sì e una volta no (tra giallo e, finalmente, bianco).

Ho scherzato naturalmente, come spesso faccio, ma giocando seriamente, l’ironia non è superficialità, è parlare seriamente con leggerezza.  Ho stima di (quasi) tutti quelli che si sbattono per cercare di uscire da questa storia, me compreso, ma non vedo ancora una visione per un Paese nuovo, vedo i più difendere strenuamente il proprio dominio nella speranza che le cose si sistemino, ma questa volta non funzionerà così. Non mi piace l’idea di un paese dove ciascuno ha il suo spritz in mano e va dove gli pare, assembrandosi dove gli conviene. Non mi piace un Paese dai provvedimenti duri e dalla visione molle e frammentata. Bisognerebbe parlare di assemblare piuttosto che di incarognirsi sugli assembramenti, ora che usciamo e rientriamo pian piano e a corrente alternata dai vari lockdown, dovrebbe essere un impegno e una volontà morale assoluta da parte delle èlites del Paese, e io non le vedo a sufficienza. Invece del patentino di immunità servirebbe un patentino di competenza, ora che molti hanno capito a cosa serve in momenti drammatici. Ho detto di competenza, non di compiacenza, perché allora le cose si metteranno veramente male, visto i periodi difficili che sono arrivati per l’economia e che ancora non hanno mostrato tutti i loro effetti.
Se non saremo capaci ora di questo slancio, di andare oltre l’interesse particolare che prevale sul generale, saranno casini seri.
Ricordo che qualche tempo fa l’ineffabile Sig. Antonio Pappalardo, ex Generale dei Carabinieri cacciato dall’Arma, già a capo del “Movimento dei Forconi” e artefice della “rivolta dei TIR”, uno che nel casino ci sguazza con gioia e probabilmente pure con divertimento, in Piazza Duomo a Milano ha organizzato e gestito in prima persona una manifestazione non autorizzata che richiama alla protesta, per il momento, perché “il virus è un trucco” usato per imporre un nuovo ordine sociale. Non oso immaginare quale ordine vorrebbe il Pappalardo, ma temo di saperlo. Erano tutti senza mascherina, in gilet, e lui in giacca e cravatta.
Indovinate che colore? Arancione, il colore dello Spritz.