Tokio 2020, le Covimpiadi

Carlito’s Way

#TOKIO 2020, LE #COVIMPIADI 2021

Scrissi questo articolo nel mese di Aprile del 2020, quando si ebbe la certezza che le Olimpiadi sarebbero state rinviate, per la prima volta nella Storia, non per motivi di guerra tra nazioni, bensì per motivi di salute planetaria, di guerra pandemica.
Oggi, 23 Luglio 2022, le XXXII Olimpiadi della storia moderna, sono iniziate, in un clima che riflette tutta l’incertezza che ci portiamo dietro da più di un anno e mezzo, solidificata nell’animo e liquida nelle situazioni diversificate che viviamo, in un Paese che dalla gioia sfrenata per l’assegnazione è passato all’aperta ostilità. Un paradosso: un popolo tra i più accoglienti e cerimoniosi sa essere l’opposto di sé stesso.
Eppure le Olimpiadi si faranno, e le seguiremo con il solito entusiasmo, perché sappiamo che comunque ci regaleranno storie già scritte, ma soprattutto ci affascineranno quelle imprevedibili, e quelle minori, alcune svaniranno nella memoria ed altre si fisseranno per sempre, perché qualcuno saprà cercarle e raccontarle.
Ci saranno ovviamente contagi tra gli atleti e i loro staff, i giornalisti e gli addett,  e anche questo entrerà a far parte della storia di queste Olimpiadi, le Covimpiadi.
Io credo che sia giusto averle confermate, perché sono parte dello scorrere delle nostre esistenze, perché il mondo da sempre ha bisogno di “eroi” che dimostrino che non ci si ferma davanti a nulla, anche se a volte non è vero; comunque sono segno di vita e vitalità.
Ah, e poi c’è l’ipocrisia delle solite multinazionali sostenibili che hanno annullato la partecipazione alla cerimonia di apertura e altro, per difendere la loro “reputazione”, e che poi continueranno come prima e più di prima a proporci i loro prodotti, ovviamente ancor più “sostenibili”. Avanti così.
Saranno televisive e spettrali, senza il pubblico, e mi chiedo cosa proveranno gli atleti e le atlete confrontandosi nel vuoto, al di là dei sonori che verranno diffusi ad arte; forse sarà più un confronto con sè stessi che con gli altri, ma poi lo spirito competitivo prenderà il sopravvento, ed entreranno nella loro bolla agonistica, che non ha nulla a che fare con quella sanitaria.
E poi ci saranno le Paralimpiadi, che nel giro di qualche edizione diventeranno importanti tanto quanto le Olimpiadi.
Buon viaggio ragazzi e ragazze (la più giovane atleta ha 13 anni, skateboard), signori e signore (la più agè ne ha 66 (equitazione), che sia la vostra occasione.
Se dovessi riscrivere l’articolo dell’Aprile scorso non so se lo scriverei uguale, forse cambierei qualcosa, o citerei altri atleti, ma non è questo quello che conta, conta la comparazione tra i sentimenti che vivevamo allora e quelli che viviamo oggi; questa è la chiave di lettura che propongo.

 

E così è successo, ce lo potevamo immaginare, ma ora lo sappiamo: qualche giorno fa Shinzo Abe, premier giapponese, e Thomas Bach, Presidente del CIO – Comitato Olimpico Internazionale – naturalmente non solo loro, hanno deciso di posticipare le Olimpiadi 2020 di un anno, saranno nel 2021.
Quindi posticipate, non annullate.
E’ la prima volta che accade nella Storia, in altre occasioni le Olimpiadi furono cancellate del tutto in occasione delle tragedie portate dalle Grandi Guerre, pur mantenendo la loro numerazione a titolo di onore e per la nostra memoria (la VI Olimpiade del 1916 a Berlino, la XII Olimpiade guarda caso a Tokio nel 1940, la V invernale a Sapporo, le XIII a Londra, la VI invernale a Cortina D’Ampezzo nel 1944): vincitori e vinti, tutti insieme, tutti senza e, per i migliori, senza dimenticare.
Senza cosa?
Senza la potenza dello Sport ai massimi livelli, quello che non puoi ignorare, uno dei metronomi della nostra vita, senza quello spirito che ci infonde linfa vitale e alimenta i nostri ricordi, quelli che, tra gli altri, si portano per sempre con sé per riaffiorare nei momenti più impensati, un patrimonio dell’anima.
Senza le conferme di quelli che sapevamo già avrebbero vinto, ma c’era sempre qualcun altro pronto a farlo, ma soprattutto senza le storie minori che diventano grandi per un istante e riempiono di sorpresa e orgoglio anche chi le osserva da lontano, perchè fanno parte dei desideri delle nostre anime. Forse queste storie sono quelle che ci mancheranno di più.
Senza il desiderio di correre davanti alla TV in queste estati sempre più torride (almeno qui dalle nostre parti) per vedere una finale nella speranza che vinca “uno o una dei nostri” o uno di quei fenomeni ai quali, anche se non tifi per loro, riconosci la grandezza.
Oppure della notizia che arriva come un tam tam social che ci dice che “abbiamo” fatto qualcosa di inaspettato e che lascia un segno anche nei più duri d’animo: “hai sentito che siamo in finale”, “hai sentito che abbiamo vinto quella medaglia…”.
Io ho sempre aspettato le Olimpiadi con entusiasmo vorace, una gioia e un’ansia positiva, un desiderio di scoperta che man mano diventa più forte. In buona sostanza, non vedevo l’ora, l’estate con le Olimpiadi è sempre stata un’estate speciale.
Lo sapete che l’Italia è al sesto posto (sesto posto!) nel ranking del medagliere delle Olimpiadi moderne (estive ed invernali) con 701 medaglie in totale, di cui 246 d’oro, 214 d’argento e 241 di bronzo? E ne mancherebbe una, d’oro, di Enrico Brusoni nella corsa a punti ciclismo su pista alle Olimpiadi di Parigi del 1900, medaglia conteggiata dal CONI ma mai riconosciuta dal CIO.
Subito dopo c’è la Cina, che ci avrebbe sicuramente superato dopo le Olimpiadi di Tokio, ma saremmo rimasti settimi perché dietro ancora c’è la Svezia, con 44 medaglie d’oro in meno.
Sesti o settimi, un Paese che da tempo immemorabile non ha lo Sport “vero” tra le discipline scolastiche, immaginate che cosa potrebbe essere stato e cosa potrebbe essere in futuro se questa vergogna venisse meno.
All’ultimo posto, il 142°, c’è il Togo, con una sola medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Pechino del 2008 di Benjamin Boukpeti nello slalom K1 maschile, canoa/kajak, per intenderci. Una di quelle storie minori ed immense.
Le agenzie internazionali di forecasting, come ad esempio Gracenote, del gruppo Nielsen, ci avrebbe collocato al decimo posto nel medagliere, subito dopo la Francia, nell’ipotesi di almeno 87 medaglie d’oro, 8 d’argento e 18 di bronzo; vero o no non importa, saremmo stati lì.
Un’Olimpiade non dura 16 giorni, ma quattro anni.
Quattro anni di fatiche, sogni, momenti di sconforto, infortuni da recuperare nella speranza di arrivare là e di portarci con loro, fatiche come quelle che ciascuno fa, a modo suo, ogni santo giorno.
Possiamo immaginare cosa significhi per un o una atleta di qualunque disciplina sportiva dover riprogettare tutta la propria carriera sportiva avanti di un anno?
Forse per gli sport di squadra, e di flusso, come possono essere il basket, il volley, la pallanuoto è un pò diverso, solo un po’, perché le Olimpiadi sono tali per tutti, ma per un atleta che pratica uno sport individuale vuol dire tirare fuori tutto e ricominciare quadi daccapo, quasi. Vuol dire dare fondo a tutte le proprie caratteristiche non solo atletiche, ma anche mentali, vuol dire tenere vivo e nutrire lo spirito sportivo che c’è in ciascuno di loro, vuol dire, ancora una volta, mettere alla prova la loro resilienza non solo sportiva, ma umana.
Non posso citarli tutti, ma ad alcuni, per capirci, va il mio pensiero.
Penso a Gianmarco Tamberi, un atleta eccezionale che dopo in mondiale indoor si vede costretto a saltare le Olimpiadi di Rio perché il Polonia tenta di superare il suo record di 2,39 per arrivare a 2,41 e s’infortuna, e nella sua Ancona si rimette al lavoro giorno dopo giorno, il 2 marzo del 2019 vince gli europei indoor a Glascow con 2,32, una misura che prima saltava quasi ad occhi chiusi, ed ora deve aspettare ancora un anno. Caspita Gianmarco, non ci conosciamo di persona, ma ti vedo là dove sei, a saltare ancora, io so dove senza che tu sappia il perchè, nel silenzio, a tirar fuori tutto una volta in più per arrivare al 2021.
A tutti noi sarebbe piaciuto vedere correre Filippo Tortu e capire fin dove avrebbe potuto arrivare, ma è così giovane che arriverà più forte di oggi.
Penso a Gregorio Paltrinieri, che invece conosco bene, a tutte le ore passate in compagnia di quella riga nera sotto, e dover farlo ancora, rinviando tutto da favorito, e al tuo sogno di nuotare nelle acque libere, per vincere i 10.000 metri. Ci arriverai. Come sarà per Gabriele Detti.
O a Simona Quadarella, stessa cosa nella sua specialità, quando il nuoto italiano, a partire da Novella Calligaris è arrivato fino a te passando per Federica Pellegrini.
Penso ai km. fatti da Vincenzo Nibali per andare oltre l’incubo di quella caduta frutto e maledizione del tuo coraggio, come tutti quelli che osano, ma anche a quelli fatti in questi anni da Elisa Longo Borghini.
Così come penso a Elia Viviani e a Letizia Paternoster, alla loro voglia di sprint, ai ragazzi dell’inseguimento a squadre maschile, da medaglia.
Penso a Marco Lodadio e alla squadra femminile di ginnastica artistica, tutti in grado di stupire il mondo in discipline da sempre dominate da altri, dove voi vi siete “intrufolati” con immense fatica e dedizione. E a Vanessa Ferrari, non ancora qualificata, ma che lo sarà sicuramente, una che non molla mai.
Penso a Luigi Busà, Viviana Bottaro, Mattia Brusato e a tutti i ragazzi e ragazze della squadra di Karate, la forza interiore della vostra disciplina vi porterà avanti di un anno in un baleno, ma dovrete tirarla fuori tutta perché lo faranno anche gli altri.
E anche a Manuel Lombardo, a Odette Giuffrida, Antonio Esposito, Maria Centracchio e Alice Ballandi, in grado di ridarci la gioia che fu di Fabio Basile a Rio, da ventenne.
E a Frank Chamizo, lottatore sopraffino in una delle discipline più antiche e gloriose dello Sport fin dai tempi dell’antichità.
Penso a tutte gli atleti e le atlete della scherma, che da sempre è vanto del nostro Sport, chissà quanto avrete vinto ancora, e chissà quanto lo fare ancora, perché siete una scuola, non solo una disciplina sportiva.
E una scuola sono i ragazzi del canottaggio (forse il 4 di coppia maschile e il 2 senza sarebbero stati in grado di giocarsela fino all’ultimo centimetro), e della Pallanuoto, maschile e femminile.
Sì perché dove c’è una “scuola”, intesa come luogo della ricerca della tecnica nella tradizione e nell’innovazione, ma anche come contesto di pensiero sportivo e di filosofia di lavoro, ci sono quelle continuità, personalità e voglia di vincere che non smetterà mai di portare qualcuno al successo.
Pensate che la pallanuoto maschile è l’unico sport di squadra italiano che nella storia delle Olimpiadi ha vinto 3 medaglie d’oro, a Londra nel 1948 quando eravamo sconfitti, reietti e avevamo tutti contro, a Roma nel 1960 quando l’Italia scintillava e Abebe Bikila vinceva la più bella maratona di tuti i tempi accompagnato dalle fiaccole ai Fori Imperiali, e nel 1992 a Spagna, in una delle finali più belle di tutti i tempi, tra l’ostilità del pubblico di casa e degli arbitri, “El Partido” passò alla storia. Ho sentito Sandro Campagna qualche giorno fa, che era in acqua a Barcellona e ora allena il Settebello, e vi assicuro che non mollerà mai.
E a tutti quelli del tiro a segno, del tiro a volo e del tiro con l’arco, perché anche in questa disciplina antiche siamo sempre stati tra i migliori, e non sarò certo un anno che cambierà le cose.
E non ho dubbi che i ragazzi e le ragazze del volley utilizzeranno questa sospensione per perfezionare quei dettagli che già vi rendono grandi ed amatissimi: vada come vada, vi aspetteremo per un altro anno.
Tanti altri sarebbero da citare, e sono certo che tra questi ci sarebbe stata qualche sorpresa, qualcuno di inatteso che ci avrebbe stupito, perchè non si è sempre migliori subito, migliori si diventa quando sei di fronte alla tua gara della vita: non conosciamo fino in fondo le nostre potenzialità personali finchè non le mettiamo alla prova, e lì saltano fuori le sorprese. E non ho dubbi che molti dei nomi non ancora conosciuti che ho citato, e quelli che non ho citato che saranno pronti nel 2021 ci sorprenderanno e, soprattutto, sorprenderanno se stessi.
E penso anche a tutti gli atleti e le atlete del mondo, e i quei paesi più poveri, dove lo Sport è più difficile, e dove arrivare alle Olimpiadi non è solo un sogno individuale, ma di tutto un popolo: ci andrete, è “solo” rimandato e forse lì da voi lo spirito sportivo batte ancora più forte.
E non posso non pensare a Tokio, alla sua gente, e all’entusiasmo gioioso che qui a volte facciamo fatica a comprendere nelle sue forme di espressione, con il quale avreste accolto le Olimpiadi, e al dolore a dovervi rinunciare ancora una volta (qui devo fare una correzione alla versione di un anno fa, alla faccia dell’entusiasmo, come cambia il sentiment di un popolo in poco tempo).
E penso anche a noi che passeremo un’estate di speranza di ricostruzione senza vedere le vostre espressioni di gioia, delusione, entusiasmo e tutta la gamma che lo Sport ha da offrirci, le stesse espressioni che viviamo ogni giorno nelle nostre vite più comuni.
Fortunatamente la fiaccola olimpica non è stata spenta, rimarrà accesa a testimoniare che lo Sport si può anche fermare ogni tanto, ma lo spirito sportivo non lo abbatterà mai niente e nessuno.
Ci mancherete, è solo un anno dispari.
Forza Tokio! 東京に来て!