Una bella rivincita per i sempre sospettati russi: pare che il loro vaccino “Sputnik V” (Спутник) funzioni, e pure bene: secondo l’autorevole rivista “The Lancet” ha un’efficacia del 91,6%, in base ad una validazione “peer reviewed”, vale a dire indipendente. Bene, una buona notizia, significa che i ricercatori russi sono preparati tanto quelli oltre cortina e che magari hanno anche collaborato con gli altri ricercatori delle multinazionali “democratiche”, ma guai a saperlo.
Sputnik significa “compagno di viaggio” e anche “satellite”, ma ora ci interessa più come compagno di viaggio, una cosa di cui abbiamo tutti un gran bisogno, di questi tempi. In Argentina ed in altri Paesi già si usa lo Sputnik V pare con buoni risultati. Ogni tanto la Russia nella Storia salta fuori a dare una mano in alcune cose, ma poi ripiomba nelle tenebre, un Paese tanto grande e complesso, veramente difficile da comprendere, o forse così elementare da aver già capito tutto quanto a vocazione.
Mentre accedeva questo miracolo scientifico, alcuni compatrioti hanno pensato di infilare nelle mutande di Alexei Navalny una sobria dose di Novichock (ma dai, sembra una barretta d’integratori con gusto al cioccolato, che magari si trova nei supermercati come pare sarà per il vaccino Sputnik V), un veleno che fa parte della classe delle neurotossine, e che porta alla morte in pochi minuti per arresto cardiaco ed altre amenità. La versione ufficiale dice che non è vero, quella accertata in Germania in modalità peer reviewed dice il contrario, veleno punto e basta. Navalny è tornato in patria dopo averci cavato le penne per miracolo, giusto in tempo per non presentarsi ad un ordine di comparizione programmato qualche giorno prima, e quindi essere messo al gabbio per un paio di anni e mezzo.
Il bene e il male come sempre a confronto, un capolavoro di eccellenza scientifica e politico – giudiziaria. Così va il mondo, e lo sappiamo.A Carlito, nella sua lucida confusione, viene in mente la storia di Laika (Ла́йка), la cagnetta bastardina “grande abbaiatrice” (così significava il suo nome) che, primo essere vivente, venne lanciata nello spazio sullo Sputnik II (questa volta vale l’accezione satellitare) il 3 Novembre 1957, alle 5,30 del mattino, avendo “superato tutti i test” dopo una durissima selezione ed altrettanto duro addestramento. Morì tra atroci sofferenze alcune ore dopo il lancio e dopo aver compiuto alcune orbite intorno alla terra; il suo corpo venne recuperato carbonizzato all’interno del satellite il 14 Aprile 1958 al largo delle Antille. Da allora Laika è Laika. La cagnolina di tutti i cani bastardini.
La versione ufficiale è che fu avvelenata con il cibo (Novichok?) per non farla soffrire troppo.
Caro Navalny, io non so esattamente chi e cosa rappresenti nella Grande Madre Russia di questi tempi, e nemmeno il consenso che ti porti dietro, ma quel cuore che hai disegnato alitando sulla superficie della gabbia mi piace, e stai attento più che potrai, per quanto potrai.
Quanto a Laika, l’accarezzerei per l’eternità e le darei tutte le crocchette più buone del mondo dopo verifica peer reviewed.
Mai fidarsi dei regimi, di qualunque tipo e provenienza, sanno produrre vaccini e veleni ed usarli a piacimento.

