Carlito’s Way

Wanderlust, che parola meravigliosa! E’ quell’insieme di sentimenti ed emozioni che esprime il desiderio di muoversi, di viaggiare, di esplorare il mondo, di andare a vedere e di capire, di formarsi con il viaggio e dentro il viaggiare; per molti è una tatuaggio cerebrale, una spinta interiore verso l’immaginario dello sconosciuto, per altri una “malattia” (esiste, infatti, la Sindrome Wanderlust).
Per me che lavoro nel mondo dell’apprendimento e della conoscenza, con la missione di cercare idee costantemente nuove e di tradurle in fatti ed occasioni di apprendimento, si traduce nella ferrea convinzione che le grandi idee hanno bisogno di grandi e mutevoli paesaggi, siano essi naturali, urbani, umani, per trasformarli in paesaggi interiori dai quali trarre ispirazione.
E’ una parola che deriva dal verbo inglese wandern (errare, vagare), e dal sostantivo lust (desiderio), utilizzata nei primi del ‘800 da alcuni protagonisti del romanticismo tedesco per significare il “viaggio di formazione” come esperienza di costruzione identitaria.
Quando pensi a un viaggio inizi a viaggiare molto prima della partenza, attraverso la scelta della meta e del percorso (per me sono importanti entrambi), ma soprattutto con le fantasie che associ all’esperienza che farai, e a volte da certi viaggi una parte di te non torna più.
Ora, nell’istante in cui scrivo, non si può viaggiare, se non con le idee e le fantasie ma Wanderlust, se ce l’hai, non te lo porta via nessuno; rimane una certa promessa che non tradirai.
L’immagine che ho messo a corredo di questo post non è casuale: è “Il Viandante sul mare di nebbia” che Caspar David Friedrich dipinse nel 1818: si trova alla Hamburger Kunsthalle di Amburgo, ed io l’ho visto esposto al Hermitage San Pietroburgo.
E’ la stessa immagine che trovate su Wikipedia associata a Wanderlust, e questo mi dispiace un pò, perché un po’ la banalizza in questo post, che non è tratto da Wikipedia.
Fa niente, vi spiego perché ho scelto questa immagine.
Diversi anni fa, dopo la crisi del 2008 e la susseguente fuoriuscita di migliaia di persone dalle aziende partecipai come trainer ad un programma che aveva l’intento di fare un sostegno e una prospettiva a persone (in questo caso manager), che avevano perso il lavoro; per molti era la prima volta che gli accadeva, e non sto qui a raccontarvi i sentimenti e gli stati d’animo che s’ intrecciavano. Al programma, negli anni, parteciparono circa 1.400 persone.
Tra le varie cose, proponevo un esercizio noto: scegliere 3 dipinti che, all’interno di una galleria, potessero descrivere gli stati d’animo presenti e le speranze per il proprio futuro; ebbene, di gran lunga il più selezionato fu proprio “Il Viandante sul mare di nebbia”. Perché rappresenta l’idea di una sosta consapevole “dentro” il viaggio delle nostre vite, fatto di paesaggi da svelare e di direzioni da prendere, di mete che si intravvedono o solo si possono intuire, di percorsi non certi ma possibili, di attese e ripartenze, di precarietà quando ti sembra di avere raggiunto la cima accompagnata dalla consapevolezza che qualche traguardo lo hai comunque raggiunto, delle fantasie connesse al divenire, ma sempre con la postura eretta e dignitosa del viaggiatore vero.
Grace under pressure, continuare a viaggiare con la mente anche quando sei fermo con il corpo.
Questa è Wanderlust.
Ah, di sicuro farà ripartire anche il turismo, tranquilli, dentro e oltre quelle nebbie c’è di tutto.